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La nostra storia

Semi di zucca è una piccola azienda agriavicola biologica condotta da Alessandro ed Anna, compagni di vita e di intenti.
Dotati entrambi di grande “zucca” (o “zucconi” che dir si voglia), ogni tanto danno forma alle loro idee seminando progetti ed esperienze.
Semi di zucca nasce con lo scopo di nutrire le loro vite dell’esperienza di coltivare la terra, di rispettare la Terra e da essa ricavare nutrimento.

 

 

La porzione di mondo di Semi di zucca è una collina, nelle vicinanze di Roncosambaccio, alla quale si aggiungono altri piccoli appezzamenti, siti nei comuni di Pesaro e Fano, per un totale di circa quindici ettari.
L’azienda comprende un uliveto con circa 120 piante (alcune delle quali secolari), un’estensione complessiva di circa 6 ettari dedicata a seminativo, un piccolo e giovane frutteto, e il restante riservato all’allevamento di pollame, alla coltura degli ortaggi e alla coltivazione di piante da seme per l’alimentazione degli animali.
Nei pressi del terreno c’è una casa colonica della famiglia, luogo per laboratori, base di appoggio per attrezzi, dispensa dei trasformati. Accogliente e versatile contenitore di tante iniziative, nonché bucolico ritrovo per famigliari e amici.
Tutti gli ortaggi di Semi di Zucca sono coltivati a regime biologico certificato, vengono raccolti e distribuiti nell’arco di poche ore.
Le galline seguono il naturale ciclo di accrescimento e riproduzione, l’ovodeposizione non viene in alcun modo forzata, le uova vengono raccolte e distribuite giornalmente.

Alessandro ed Anna si conoscono nel 1998. La prima volta che vanno a cena assieme lui indossa una t-shirt verde con scritto “J’aime celui qui rêve l’impossible”, lei indossa abiti scelti con cura, ancora ignara che lui non avrebbe mai prestato attenzione a certi particolari.
Alessandro all’epoca aveva più capelli, meno rughe, la stessa fiducia e caparbietà nel perseguire i propri progetti. Anna aveva più capelli, meno rughe, la stessa difficoltà e titubanza nel perseguire i propri progetti.
In questi anni hanno avuto quattro figli, cambiato case, adottato animali, cambiato lavori, mutato il modo di vedere il mondo.
Capita, a volte, che lui sogna l’impossibile, ne parla ad Anna con apparente disinvolto distacco, lei capisce che sarà il prossimo progetto sul quale metteranno le mani, lo ascolta e ne prende convintamente le distanze. Lui, qualche tempo dopo, le ripropone l’idea arricchendola di entusiasmanti particolari; lei lo ascolta e assesta le zavorre per far sì che il cesto della mongolfiera rimanga ben saldo al terreno. Lui le fa notare che begli orizzonti potrebbero vedersi dal cielo, lei gli dice che bisogna saper pilotare la mongolfiera, lui le ricorda di essere un ingegnere aeronautico, lei ribatte che non bastano i libri, che soffre un po’ di vertigini e che il cesto della mongolfiera potrebbe non essere abbastanza robusto. Allora lui impara a intrecciare i cesti con le proprie mani e la invita a salire… lei si lascia condurre e da dentro il cesto taglia le corde delle zavorre… anche se le rimane sempre un po’ il sospetto di essere molto accondiscendente con l’uomo dei sogni impossibili.